Strapazzami di coccole ovvero la teoria dell’attaccamento

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Se piangere fa bene ai polmoni allora sanguinare fa bene alle vene (Lee Salk).

Si potrebbe riassumere in questa ironica e sagace affermazione la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, uno dei più grandi psicanalisti del ventesimo secolo. Sono i primissimi anni di vita dell’essere umano che determinano il suo carattere e la sua esistenza.

Quando qualcuno, che sia esperto in materia o che non lo sia affatto, afferma che un bambino fino ai tre anni di età è troppo “mammone” e dà a tale parola accezione negativa –come a dire che è esageratamente legato alla propria mamma- non ha forse ben chiaro il fatto che è proprio l’attaccamento alla madre che crea nel bambino la base sicura da cui prendere il via per esplorare il mondo e la realtà esterna che lo circonda.

Ma come si viene a formare allora questa base sicura? Il bisogno che un bambino ha di essere nutrito equivale al bisogno di essere amato, per cui il bisogno biologico di essere alimentato è corrispondente ed identico all’esigenza del piccolo si essere accettato e amato per quello che è. Si potrebbe perciò affermare con Bowlby che il bambino ha bisogno di essere nutrito d’affetto.

Una mamma che risponde sempre e prontamente al pianto del bambino non crea assolutamente in lui nessun vizio, ma anzi, è proprio l’evitare che il pianto si protragga e che diventi disperato a dare al piccolo sicurezza e protezione al fine di costruire la famosa base sicura. Prendere in braccio il bimbo che manifesta un disagio e che piange, non può fare altro che bene poiché sono proprio gli effetti della deprivazione materna a creare in futuro all’essere umano, sofferenze e malesseri. Infatti secondo l’Attachment Theory, appunto, molti casi di sviluppo nevrotico del carattere, di depressione, disturbi d’ansia in età evolutiva, potrebbero essere evitati attraverso lo stabilire un profondo legame, anche e soprattutto fisico con la madre.

Sostiene infatti Bowlby: le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bambino impara il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che mancano.

Proprio l’attaccamento ricopre un ruolo primario nelle relazioni, dalla nascita alla morte l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba (Bowlby); è proprio la ricerca e la richiesta di vicinanza fisica con la mamma da parte del bimbo a determinare l’attaccamento. Il bambino che protesta piangendo ad un tentativo di separazione dalla mamma, sta manifestando semplicemente la naturalissima esigenza di conferma dell’essere amato. E la madre che risponde prendendolo in braccio o offrendo subito il seno quale strumento di consolazione oltre che di nutrimento, non fa altro- contrariamente a quanto molte teorie predicano persino sul beneficio del pianto in quanto purificatore e rinvigoritore del sistema polmonare! – che infondere ancora più sicurezza nel bimbo e lanciargli il sano messaggio che lei c’è sempre in ogni momento in cui lui la cerca.


Il bambino che dunque piange quando percepisce la minaccia dell’allontanamento dalla mamma, sta attuando il comportamento più logico. Mettersi a piangere immediatamente allora in questo caso è il comportamento logico, il comportamento adattivo, il comportamento che la selezione naturale ha favorito nel corso di milioni di anni, perché facilita la sopravvivenza dell’individuo. E di riflesso, la stessa mamma che interviene immediatamente a consolarlo, lo prende in braccio e lo coccola, sta anch’ella agendo secondo il più naturale dei comportamenti. Tutto ciò contro errate convinzioni che considerano il bisogno di vicinanza del bimbo con la madre (vedi la condivisione del sonno o co-sleeping) solo come capricci o vizio.

Come non dare quindi peso all’affermazione di Claudia Spahr: siamo gli unici animali sul pianeta che sono sistematicamente crudeli con i loro nuovi nati. Che separano i neonati dalle madri alla nascita, che lasciano piangere i loro bambini, buttandoli fuori dal rifugio che li ha amorevolmente ospitati. E ancora siamo qui a domandarci perché la società moderna è così disfunzionale e violenta.