Spannolinamento, Metodo EC: riconoscere i segnali, pro e contro

MUM97Quando si parla di spannolinamento e di Metodo EC, che abbiamo già affronatato in questo articolo, potrebbe esservi utile riconoscere i diversi segnali che la vostra creaturina vi manda per farvi capire che è giunto il momento di cambiarlo. Ricordate che l’aspetto più importante è la sua unicità: ognuno si esprime in maniera diversa e sarà compito vostro cercare di capire quali sono i segnali tipici di vostro figlio: alcuni bambini lanciano segnali facilmente riconoscibili, altri, invece, non lasciano trapelare nulla e da interpreti dovrete trasformarvi in detective; a volte vi sembrerà di non capire nulla, ma forse state guardando dalla parte sbagliata, magari usa dei gesti e voi cercate delle parole o viceversa.

Se poi il bimbo è stato abituato con i pannolini per diverso tempo, probabilmente avrà disimparato a segnalare le sue necessità, perchè per molto tempo non ha avuto bisogno di farlo. Immaginate di averlo sempre pannolinato, come può da un momento all’altro capire che il pannolino non c’è più e che questo significa “avvisare” la mamma che è arrivato il momento? Prima inizierete, meno tempo impiegherete ad abituarlo, potrebbero bastare una decina di giorni con un neonato, e anche più di un mese per un bambino che ha già superato l’anno d’età.

Parlando di segnali ci sono due verbi che dovete memorizzare e interiorizzare: Osservo e Ascolto.

A partire dal secondo mese prestate orecchio! Il pianto è di solito diverso a seconda che il bambino abbia fame o senta la necessità di scaricarsi. Nel primo caso è un pianto legato a un bisogno, nel secondo è legato a un fastidio e quindi il pianto sarà breve, discontinuo (si interrompe dopo che si è liberato) e di un tono più basso rispetto al solito. Altri comportamenti comuni sono

  • ogni tanto lo vedete irrequieto
  • diventa rosso rosso
  • fa delle smorfie
  • sembra in apnea
  • contrae la pancia
  • piega le gambe verso il torace
  • contrae i pugnetti

Tranquille, non è arrabbiato con voi! Molto più facilmente questo potrebbe essere sinonimo di “mamma, sto per fare pipì o pupù”.

Se invece il piccolo si mostra riservato e non manda segnali, indagatelo voi! Fate attenzione a cosa vi racconta il suo corpicino prima durante e dopo i pasti e in base agli orari e segnatevi che, di solito, tendono ad avere bisogno della “toilette”

  • dopo la pappa
  • appena si sveglia e poi a distanza di qualche minuto o ora
  • dopo una passeggiata
  • più sono piccoli, più volte fanno pipì. Di solito hanno intervalli di 15-20 minuti, ma si può arrivare anche alle 2-3 ore, per esempio se bevono molto ne faranno di più e se sudano molto tenderanno comunque a fare meno pipì

Se ci pensate non è molto diverso dalle necessità che hanno spesso anche gli adulti, con la differenza che noi teniamo lo stimolo e loro no. E se il vostro piccolo mistero vi coglie alla sprovvista, non vi scoraggiate, neanche i migliori detective ce la fanno al primo colpo, quindi armatevi di spazzolone e sistemate tutto!

Diventando più grande potreste vederlo toccarsi i genitali, la pancia o il sederino e fermarsi improvvisamente mentre sta giocando, e quello che a voi può sembrare un momento di illuminazione, è in realtà un momento di stasi per fare pipì o pupù.

L’accompagnamento al vasino

Come moderne Jessica Fletcher siete riuscite a capire i segnali, l’avete “beccato in tempo”, ma è arrivato il momento di portarlo in bagno e insegnargli come usare e posizionarsi sul vasino.
Posizionate una bacinella nel lavandino e tenendolo in braccio, appoggiatelo al petto con le gambine aperte sopra il contenitore; tenetelo per le cosce, usando le braccia per sostenere la sua testa e schiena oppure mettetelo tra le vostre gambe e sedetevi direttamente sul wc. Altra possibilità è sedervi e posizionare una bacinella tra le vostre gambe, così che lui vi si ritrovi direttamente sopra. In questi modi, non dovrete tenerlo sopra il lavandino, ma starete comodamente sedute, e questo vi risparmierà un bel po’ di fatica e mal di schiena. Dopodichè aspettate che faccia ciò che deve e pulitelo come sempre. Crescendo potrete appoggiarlo direttamente sul vasino e a 7-8 mesi potrà starci seduto da solo, sempre e comunque con voi al suo fianco per sostenerlo se ne avesse bisogno. Educarlo a una posizione “seduta” gli permetterà, prima di tutto, di spingere più facilmente e lo abituerà al vasino per il futuro.

PRO

Come avete potuto leggere qui, il metodo permetterà non solo di risparmiare in pannolini anche 500 euro l’anno, ma eviterà rossori e dermatiti da contatto e un migliore controllo muscolare nei processi di “svuotamento”, la relazione con il vostro piccolo mistero migliorerà e capendolo meglio, anche la vostra autostima ne trarrà guadagno. E non dimentichiamoci che potremo definirci mamme assolutamente green!

CONTRO

Il tempo. È necessario dedicare molto tempo a osservare il bambino per capirlo.

Nei primi mesi la posizione accovacciata, tenendolo per le cosce, potrebbe favorire il vomito, soprattutto se effettuata appena dopo la pappa.

Soprattutto nel caso della pipì, l’alto numero di volte in cui ha necessità di farla potrebbe crearvi difficoltà nel controllare questo aspetto, ma con un po’ di pazienza, passerete anche il momento critico.

Siamo convinte che questi suggerimenti potranno tornare utili anche a quelle di voi che opteranno per i pannolini usa e getta, perchè una migliore comunicazione con il vostro piccolo frugolo, potrà giovare in qualunque situazione!

Se invece volete conoscere altre alternative per essere mamme sempre più attente all’ambiente, potete leggere gli articoli sui pannolini lavabili (QUI) e su quelli usa e getta ecologici (QUI)

Elena Pollastro