Roma: abortisce da sola in bagno, i medici erano tutti obiettori

20140311_64754_100924545_c8516407_5e03_49a9_9423_28b577Io sognavo un figlio, un bambino che avesse qualche possibilità di una vita normale. Invece mi sono ritrovata ad abortire al quinto mese sola come un cane. Abbandonata in un bagno a partorire il feto morto, con il solo aiuto di mio marito Fabrizio” racconta a Repubblica.it la 28enne Valentina Magnanti.

Ma cosa è successo esattamente? “Ho una malattia genetica trasmissibile rara e terribile” spiega la ragazza “ma in teoria posso avere figli, quindi per me non è previsto l’accesso alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impianto. A me questa legge ingiusta concede solo di rimanere incinta e scoprire, come poi è avvenuto, che la bambina che aspettavo era malata, condannata. Lasciandomi libera di scegliere di abortire, al quinto mese: praticamente un parto“.

Ci avevamo tanto sperato in quei mesi che il piccolo fosse sano, ne avevamo già perso uno per gravidanza extrauterina” continua Valentina. “È stato un colpo, ma la malattia è terribile per cui con mio marito Fabrizio abbiamo deciso“.

Ma una volta presa questa dura decisione, è iniziato il calvario. Già perché Valentina e suo marito si sono scontrati con una serie di medici obiettori che si sono rifiutati di aiutarli, prima tra tutti la stessa ginecologa della ragazza, che si rifiuta di farla ricoverare. I due coniugi riescono a trovare una dottoressa disponibile al Sandro Pertini che fa avere loro il foglio di ricovero.

La data del ricovero, il 27 ottobre 2010, Valentina non la dimenticherà mai: “Incominciano a farmi la terapia per indurre il parto, a base di candelette, mi dicono che non sentirò nulla. E invece è stato un inferno. Dopo 15 ore di dolori lancinanti, tra conati di vomito e momenti in cui svengo, con mio marito sempre accanto che non sa che fare, che chiama aiuto, che va da medici e infermieri dicendogli di assistermi, senza risultato, partorisco dentro il bagno dell’ospedale. Accanto a me c’è solo Fabrizio“. Ma che fine avevano fatto i medici e gli infermieri? “Venivano per le flebo, ma nessuno li ha visti arrivare quando chiamavo aiuto” rivela a Repubblica la 28enne. “Nessuno ci ha assistito nel momento peggiore. Forse perché da quando sono entrata a quando ho partorito era cambiato il turno, c’erano solo medici obiettori“.

E non è tutto. “Già una arriva in ospedale disperata, perché in quel figlio ci hai creduto e sperato per cinque mesi, poi ti mettono ad abortire a fianco delle neo mamme e senti i bambini piangere, uno strazio. In più, mentre ero lì stravolta dal dolore entravano degli attivisti anti aborto con Vangeli in mano e voci minacciose“.

Dopo quell’incubo, Valentina non se l’è sentita di passare alle denunce anche se oggi, grazie al supporto di un’associazione, ha deciso di fare ricorso perché “chi ha malattie genetiche possa accedere alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impanto“.