Placentofagia: mangiare o bere la placenta dopo il parto serve davvero?

1535432_291172541038243_848919173_nPoche ore fa la showgirl Claudia Galanti si è fatta fotografare mentre, in splendida forma (anche se qualche deformazione sospetta della finestra dietro di lei fa pensare a un veloce lavoretto di Photoshop), si beveva un bicchierone della propria placenta. A pochi giorni dalla nascita della sua terza figlia, Indila Carolina Mimran, Claudia Galanti ha deciso di condividere con i fan una pratica molto diffusa in alcune parti del mondo ma vista con un certo disgusto qui in Italia.

Sotto la foto, una didascalia recita: “Il meglio per il mio corpo me lo dà il mio corpo! … mi nutro della mia placenta! Per l’umore, per la pelle… E per la mia principessa!“.

Fino a non molto tempo fa, in realtà, era usanza, soprattutto nelle nostra campagne, far mangiare alle puerpere un brodo di pollo e placenta. Ricca di ormoni, proteine e vitamine, la placenta viene di solito riproposta alle puerpere, oggi, in forma essiccata e dentro a delle piccola capsule preparate dalle doule. Una pratica diffusa soprattutto negli Stati Uniti che aiuterebbe a ridare energia alle neo mamme e ad evitare la depressione post partum.

In molti studiosi si sono chiesti perché l’essere umano sia praticamente l’unico mammifero a non nutrirsi della propria placenta, e un team guidato dall’esperto di placentofagia Mark Kristal ha provato a dare una risposta a questa domanda con lo studio Placentophagia in Human and Nonhuman Mammals: Causes and Consequences. Secondo Kristal, nutrirsi della propria placenta aiuterebbe la mamma ad accettare il figlio senza ostilità, rafforzare il legame con lui, alleviare il dolore del post parto , e potenziare i circuiti degli oppioidi nel cervello materno favorendo un atteggiamento responsabile verso il neonato. Inoltre, riduce i rischi di pseudogravidanza dopo il parto, aumentando le possibilità di fecondazione.

Certo i benefici di questa pratica non sono ancora stati provati scientificamente: lo stesso Kristal ammette che potrebbe trattarsi di un semplice effetto placebo. Ma lo scopo di uno studio come il suo è un altro: “Non è importante convincere gli esseri umani a mangiare la placenta, ma studiarne la composizione in modo da poter usare le molecole responsabili di effetti benefici per realizzare dei prodotti naturali a base di placenta”.