Nanna: sono solo risvegli notturni o è un disturbo del sonno?

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Una della convinzioni della nostra cultura più dure a modificarsi è quella secondo la quale il sonno del bambino debba essere a tutti i costi uguale a quello di noi adulti. Frequente è infatti la classica domanda “è buono?” Alla quale puntualmente segue: “dorme di notte?”. Come se il dormire un’intera notte fosse il traguardo più importante da raggiungere o peggio, come se la bontà o la cattiveria di un bambino si misurasse in ore di sonno, che il bambino spende poi, e questa è la sostanza di chi pone certi interrogativi, per non dare noia all’adulto! Il punto di vista in verità è, ahimè, ancora una volta, sempre e solo quello degli adulti.

Se in effetti, come ci siamo spesso rese conto, il bambino non segue schemi da adulto nell’alimentazione, nel linguaggio, nel sonnellino diurno, nello sviluppo motorio ecc. perché mai dovrebbe cambiare rotta e, all’improvviso, comportarsi come un piccolo adulto durante la notte? È pur vero che lo stress e la mancanza di sonno di cui spesso soffre la gran parte delle mamme non è affatto un momento facile da sopportare.

C’è però da sottolineare che in questo aiuta molto la natura che, se vogliamo vederla in positivo, ha dotato le neomamme-in particolare le mamme che allattano al seno! – di sensori che recepiscono, anche in momenti in cui son “crollate” per il sonno, qualsiasi manifestazione di bisogno del piccolo. È per questo che forse, in fondo, il sonno delle neomamme non sarà mai un sonno integrale e profondo come poteva esserlo prima di diventare mamme. E c’è comunque da sotolineare che questa facilità delle mamme a svegliarsi prontamente ha già inizio durante il periodo della gravidanza, quando, in particolare negli ultimi mesi, si soffre d’insonnia.

Quindi lo schema del sonno notturno, come ben sottolinea Sarah J. Buckley, medico, madre di quattro bimbi e autrice del prezioso libro Partorire e accudire con dolcezza, è unico e in continua evoluzione nel bambino. È il contesto in cui il piccolo vive e le cure che riceve a determinare anche i suoi schemi del sonno. Una mamma che risponde al proprio istinto di madre quando il bambino manifesta il bisogno di averla accanto anche -e…soprattutto?!?-di notte, non ha bisogno di specializzazioni in pediatria o lauree in medicina per capire quello che sta accadendo ed è assolutamente controproducente colpevolizzarsi perché indotte -dalla puericultura del XX secolo che adduce ragioni molto inverosimili! – a pensare di non essere brave madri che riescono senza storie a far dormire i figli, magari da soli e nel loro lettino, culla o altro.


Se i risvegli notturni sono così diffusi può anche darsi che siano normali e che abbiano la loro utilità scrive Claude Suzanne D. Jouveau in Dormire insieme. I nostri figli sono geneticamente preparati a dormire i compagnia (Carlos González), e tutto quello che in questi casi (vedi i risvegli notturni…) viene definito erroneamente disturbo del sonno, non è altro che una semplice richiesta di attenzione, semplice a naturale richiesta da parte di un bambino. La richiesta a rispondere da parte dell’adulto, ad un bisogno. Il bisogno di sapere che mamma c’è in qualsiasi momento la si chiami.

Non rispondere al pianto notturno del piccolo, ignorandolo perché, come alcuni metodi (vedi il  metodo Estivill) suggeriscono, significa trasmettere un messaggio negativo, ed è come dire “Peggio per te, non devi piangere più perché tanto nessuno verrà fino a che non la smetterai!”. E se vi risulta che a lasciarlo piangere (come se poi si potesse dormire tranquilli sentendo che il piccolo nell’altra stanza sta piangendo disperato!) prima o poi dopo si calma, egli si calma per sfinimento o per stanchezza e non perché si sia realmente rasserenato.

Allora, per fortuna, il discorso attorno a cui ruotiamo è sempre alla fin fine quello sull’attaccamento. I neonati -e in genere i bambini- dunque, hanno bisogno di contatto fisico, contatto col corpo della mamma e quindi di sonno condiviso (co-sleeping), le teorie sul distacco hanno ormai dimostrato di non avere alcuna valenza scientifica. Se il bebè può sentire l’odore della madre, può toccarla, può ascoltare la sua respirazione, può all’occasione poppare, si riaddormenta subito (Carlos González). E noi aggiungiamo: serenamente.