Mamme sull’orlo di una crisi di nervi: le 4 categorie di papà

Che siano compagni, che siano mariti, che siano amici intimi, che siano il postino, l’idraulico o il lattaio, ci sono, sono ingombranti e spesso occupano il posto accanto a voi (o subito dopo il vostro infante) nel lettone. Sono i papà.

Per aiutarvi nella districata selva post gravidanza, vi farei notare che esistono almeno 4 macro categorie dentro le quali schiaffare il padre della vostra creatura, al fine di procedere meglio alla comprensione di tale suggestiva razza umana e puntare, a vostro piacimento, verso la conservazione o direttamente verso lo sterminio.

Il padre affettuoso

Trattasi del padre che vede e stravede per la sua creatura. Il padre affettuoso solitamente lavora lontano da casa all’incirca 15 ore al dì, ragion per cui pensa che il figlio sia il miglior figlio della storia dei figli, e non vede l’ora di giocarci una volta rincasato. Proprio nel momento in cui il pargolo, distrutto da ore di corsa al parco, lotta sul divano, distruzione ponderata dei giochi suoi dei cugini e degli amici, se ne sta bel bello a farsi coccolare tra le braccia del babbo.

Il quale babbo, per questa serie di fortunati eventi, tende a ignorare la spossatezza che gli confessi di provare e ti fa pure spreparare la tavola e pulire il lavello perché “uè, è tutto il giorno che lavoro, io”. Trattenete l’impulso di fracassargli la testa contro l’angolo cottura perché poi toccherebbe a voi pulire, e lasciatelo invece a casa con la creatura di domenica. Voi fingete di partecipare ad un importante meeting sulla pulizia dei lavelli e lasciatelo (senza nonni, mi raccomando) con mini Godzilla. Vi implorerà di perdonarlo.

Fanno parte di questa categoria quei padri che riuscite a trascinare fuori per un’uscita romantica e nel bel mezzo della serata, occhi nei vostri, affermano con un sospiro: “Quanto mi manca il nostro bimbo“. In questo caso scaraventarli con un calcio rotante nella friggitrice del ristorante è un imperativo sociale.

Il padre bambino

Trattasi del padre che ha vissuto all’ombra dei vostri manicaretti, delle vostre coccole, dei vostri massaggi e, in genere, di manicaretti coccole e massaggi di sua mamma, di sua zia, di sua nonna, della trisavola e di tutta una serie di figure femminili presenti nella sua vita. Non provate a togliergli tutto ciò dalle mani, altrimenti sono guai. Cosa vi dicono al corso pre parto? Che il papà non va trascurato, che voi siete mogli oltre che mamme, e tutta una pletora di roba che vi dimenticate nell’esatto momento in cui il vostro pulcino fuoriesce urlando dalla vostra… si, insomma, da lì. Da quel momento cercate di piegare il vostro essere donnacentrico alle esigenze del nuovo arrivato, e spesso vi dimenticate del patriarca.

Ma patriarca caro, se sei gelosetto perché mi sono chiusa in salotto per 41 ore di fila a coccolare il nostro bimbo puoi anche avere le tue belle ragioni, ma se mi sono dimenticata di farti le lasagne per correre dalla pediatra e poi in farmacia, posso anche usarti come nuovo ceppo porta coltelli.

Tali padri vanno comunque capiti, apprezzati e coccolati con santa pazienza, giacché possono essere insostituibili compagni di giochi del piccolo. A chi mai verrebbe in mente, infatti, di vendervi il cane e comprare un gonfiabile altro 6 metri da mettere al centro del giardino?

Il padre assente

Trattasi di padre che ha sempre 7 cose da fare (una per sera) irrinunciabili. No, no, arrangiatevi per favore, che lui ha iniziato da un’ora ad allenare la squadra di calcetto dell’oratorio. E vacci da sola a fare la spesa, che domani deve assolutamenticaschiilmondoavràdirittopureluiaisuoispazi andare in palestra che c’è capoeira. Voi non capite come sia possibile che vi sfrangiasse gli attributi per avere un bambino e adesso che è nato, di lui vedete solo i fanalini di coda della macchina.

Non vi preoccupate, è la famosissima sindrome di Peter Pan da neo padre: lui ha capito che è invecchiato, e la creatura che piange e cerca le sue attenzioni ne è testimone oculare. Non riesce ad accettare il cambiamento, ma ne è spaventato e cerca altrove le conferme della sua prestanza e giovinezza. Voi avete avuto 9 mesi per abituarvi e siete donne, quindi elette per natura, lui un giorno fissava il vostro panzone pensando intensamente alle angurie e il giorno dopo si slogava la mascella per lo choc guardando tra le vostre gambe in sala parto. Pazienza, una volta riacquistato il senno, tornerà ad occupare il suo posto tra le altre categorie della paternità. Dipende da quanto tempo impiega a realizzare che essere un padre presente e responsabile non gli impedisce di scolarsi un litro di Montenegro nel suo giorno d’uscita con gli amici.

Il padre perfetto

Trattasi del padre… dei figli altrui. Quello che dice alla moglie: “continua il pic nic, amor de mi vida, che lo districo io il cucciolo dalle corde del parco“. Quello con il sorrido alla Mentadent. Quello che di lui la moglie dice: “ah, sono tornata a casa tardi e ho trovato la casa linda e pinta e il cous cous alle verdure che mi piace tanto in tavola“. Quello che, al solo vederlo, ti vien voglia di procurare intenso dolore fisico a tuo marito. Quello che, se alla fin fine guardi bene e consulti le mamme che conosci… non esiste.

Giulia Barucco – irmavep2002@libero.it