LOTUS BIRTH nati con la placenta: come funziona il parto integrale

CiaoMamme, avete mai sentito parlare di LOTUS BIRTH? Si tratta del cosiddetto “parto integrale”, una particolare procedura di nascita che non prevede il taglio del cordone subito dopo il parto e che permette al neonato di rimanere collegato alla propria placenta finché questa non cessa di “vivere” (in media 3 o 4 giorni ma potrebbero volercene fino a 10) e il cordone si stacca naturalmente dal corpo del bebè.

Lotus Birth: perché?

Chi sceglie il Lotus Birth vuole che il proprio bambino tragga il massimo beneficio dal sangue placentare, prezioso per la costituzione del sistema immunitario del bambino.

Che cos’è esattamente il Lotus Birth? E’ un rituale del dopo-parto, dei primi giorni di intimo isolamento” spiega Jeannine Parvati Baker. “La nostra cultura occidentale ha perduto in gran parte questi rituali importantissimi del dopo-parto e i nostri bambini mostrano segni di essere cresciuti troppo in fretta, spinti verso una fase di crescita successiva prima di essere essenzialmente pronti, con l’inquietudine e la dissociazione che tutto ciò comporta“.

Lotus Birth: i vantaggi per il bebè

  • trasfusione placentare completa
  • maggior apporto di ferro e quindi minor incidenza di anemia
  • maggior quantità di cellule staminali, nutrienti, vitamine, minerali e anticorpi materni
  • aiuta i prematuri a evitare trasfusioni e sindromi da stress respiratorio
  • una rapida guarigione dell’ombelico che non rischia infezioni
  • funzioni renali migliorate, i reni smaltiscono più facilmente le tossine dovute alla nascita
  • minori rischi di danni celebrali o agli organi

Lotus Birth: i vantaggi per la mamma

  • riduzione dei rischi di emorragia post parto
  • drastica riduzione della depressione post partum
  • maggiori possibilità di avviare correttamente l’allattamento al seno
  • imprinting positivo ottimale e maggiore facilità al bonding famigliar

Lotus Birth: come funziona

lotus birthIl Lotus Birth viene di solito associato ai parti naturali fisiologici non medicalizzati, ma nulla vieta di  abbinarlo a un parto cesareo. In entrambi i casi è bene avvisare per tempo la levatrice – nel caso si optasse per un parto in casa – o il personale ospedaliero che non si può opporre alla vostra decisione e che vi farà firmare un documento di assunzione di responsabilità prima del parto. Ecco come avviene.

Una volta nato il bambino, il cordone ombelicale non viene reciso e si attende l’espulsione naturale della placenta (il cosiddetto “secondamento“) senza somministrazione di ossitocina sintetica. Nel frattempo il bebè può essere allattato o, in caso di cordone ombelicale corto, riposto sul ventre della madre per un primo, importantissimo, contatto pelle a pelle.

Una volta espulsa la placenta, si attende che la trasfusione di sangue dalla placenta al bambino attraverso il cordone sia completa, dopo di che la si deposita la placenta all’interno di un recipiente – se lo si desidera la placenta può anche essere sciacquata delicatamente con acqua tiepida e tamponata con un panno per eliminare i coaguli di sangue. Le prime 24 ore è bene che la placenta sia posta sopra un colino per permettere il drenaggio. Poi, avvolta in un panno assorbente (come ad esempio un pannolino) che va cambiato ogni giorno, può essere riposta in una borsa di stoffa o in una federa per permettere eventuali spostamenti. Alcuni la cospargono di sale marino e aggiungono qualche goccia di olio essenziale di lavanda per evitare che emani cattivi odori.

Facendo molta attenzione a non tirare il cordone, il bambino può essere tranquillamente lavato (facendo attenzione a non bagnare la placenta), vestito, allattato e coccolato.

Quando il cordone ombelicale si staccherà naturalmente dal corpo del bambino il processo sarà concluso, e non sarà necessario ricorrere ad alcuna medicazione.

Per info: www.lotusbirth.it