Citomegalovirus in gravidanza: tutto quello che devi sapere

citomegalovirus in gravidanzaCitomegalovirus in gravidanza è un termine che tutte noi prima o poi sentiamo. Già, perché se il citomegalovirus (CMV) è un agente infettivo innocuo, molto comune (il 60-80% di noi presenta anticorpi anti-CMV) dai sintomi irriconoscibili perché molto simili a quelli di una comune influenza, contrarlo durante la dolce attesa potrebbe essere pericoloso per il feto, sprovvisto delle necessarie difese immunitarie per contrastarlo.

Citomegalovirus in gravidanza: il virus passa sempre al feto?

Se la mamma contrae il citomegalovirus in gravidanza non è detto che questo passi anche al feto. Succede circa in 3-4 casi su 10 se la futura mamma ha contratto il virus per la prima volta e in 2 casi su 100 se si tratta di una re-infezione (chi ha contratto il citomegalovirus una volta non diventa immune, ci si può ammalare anche più volte nella vita).

Citomegalovirus in gravidanza: e se il virus passa al feto?

Nell’85-90% dei casi l’infezione è asintomatica e innocua anche per il neonato.
Solo nel 10-15% dei casi il virus può avere conseguenze sia prima della nascita (fegato ingrossato, ritardo di crescita) che dopo. Il bambino può presentare solo alcuni sintomi temporanei (ittero, macchie rosse sulla pelle, basso peso alla nascita, convulsioni, problemi al fegato, alla milza o ai polmoni) o sviluppare vere e proprie disabilità permanenti (disabilità mentale, cecità, sordità, microcefalia, convulsioni e in alcuni casi la morte) che possono manifestarsi anche a distanza di mesi/anni dalla nascita.

Citomegalovirus in gravidanza: come faccio a sapere se sono infetta?

Per sapere se avete contratto il citomegalovirus in gravidanza o prima, di recente o in passato, basta sottoporsi a un semplice esame del sangue che verifica la presenza di anticorpi (il prelievo non rientra tra gli esami gratuiti previsti dal Servizio Sanitario Nazionale per le donne in gravidanza). Una volta che viene infettata, la donna produce gli anticorpi IgM e IgG rivolti contro il virus. Se nelle analisi gli anticorpi IgM risultano positivi significa che l’infezione è in atto. Se gli IgG sono negativi si tratta di un’infezione primaria, la più pericolosa. Se sia le IgM che le IgG sono positive potrebbe trattarsi di un’infezione primaria recente o di una reinfezione. Un ulteriore esame, il test di avidità (avidity test) permette di scoprire se il virus è stato contratto nei tre mesi precedenti o prima ancora.

Citomegalovirus in gravidanza: come prevenire l’infezione?

Per contrarre il virus bisogna entrare in contatto con saliva, sangue, sperma/secrezioni vaginali, lacrime o urine della persona infetta. Per non correre alcun rischio è bene evitare attività professionali a stretto contatto con bambini sotto i 3 anni e comunque lavarsi sempre bene le mani con acqua e sapone dopo aver cambiato un pannolino o aver toccato il nasino o la bocca di un bambino. Se avete già un bambino evitate di baciarlo vicino alla bocca e di condividere con lui cibo, bevande, stoviglie, posate e spazzolino da denti.

Ho contratto il citomegalovirus in gravidanza: cosa faccio?

Se avete scoperto di aver contratto il citomegalovirus in gravidanza non potete intervenire in alcun modo sullo sviluppo del virus perché purtroppo non esistono vaccini o farmaci in commercio per contrastarlo. Come detto sopra, è difficile che il virus venga contratto anche al feto, ma se volte verificarlo con certezza potete farlo tramite un’amniocentesi non prima della 21esima settimana e non prima di 6 settimane dall’infezione.

Esiste tuttavia una terapia sperimentale che viene proposta solo di rado alla paziente e che consiste nella somministrazione di immunoglobuline specifiche che abbattono notevolmente il pericolo di trasmissione del virus al bambino nel caso in cui non lo abbia ancora contratto o lo aiutano a combattere l’infezione. Purtroppo però si tratta di una terapia che la gestante deve pagare da sola. In ospedale, a volte, viene proposta una cura alternativa più economica ma meno efficace che prevede la somministrazione di immunoglobuline non specifiche.