Allattamento al seno prolungato? Il Ministero della Salute dice SÌ

allattamento-1L’allattamento al seno, quando possibile, è la scelta migliore per il neonato. Ma fino a quando è consigliabile proseguire con l’allattamento di un bambino già svezzato? A rispondere a questa domanda è il Ministero della Salute, che tramite un comunicato ufficiale consiglia di allattare anche oltre l’anno di vita del bambino. Ecco il testo.

 

Allattamento al seno oltre il primo anno di vita e benefici per lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino

Un’ingiusta cattiva fama

Con una certa frequenza la stampa sostiene l’ipotesi che un allattamento di lunga durata implichi una mancanza di autonomia infantile. Alcuni professionisti sanitari, attribuendo all’allattamento al seno di lunga durata infondate connotazioni negative sullo sviluppo affettivo e sociale del bambino, di fatto incoraggiano l’interruzione dell’allattamento materno, senza considerare pianamente la perdita di un beneficio di salute materno- infantile.
Inoltre alcuni addetti alle cure quotidiane dei bambini presso gli asili nido ne condizionano l’accesso con l’interruzione dell’allattamento al seno.

Una colpevolizzazione, senza fondamento, della donna che allatta

Continuamente vengono segnalate situazioni in cui la scelta della donna di allattare al seno nel secondo anno di vita ed oltre è oggetto di colpevolizzazione se non addirittura di strumentalizzazione giudiziaria come accaduto per controversie in cause di divorzio. Contrariamente a quanto sostiene la ricerca scientifica e contrariamente alle più aggiornate health policy, vengono purtroppo ancora creati allarmismi su presunte e non provate conseguenze negative dell’allattamento di lunga durata.

Qual è la posizione del Ministero della Salute, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e delle Società scientifiche pediatriche?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e le società scientifiche pediatriche raccomandano l’allattamento al seno, norma naturale di nutrizione ed interazione fra madre e bambino all’interno della famiglia, con modalità esclusiva per 6 mesi ed in seguito, una volta introdotti nella dieta del bambino gli alimenti diversi dal latte materno, nel secondo anno di vita ed oltre.
La base scientifica per questa raccomandazione, che tutela la salute della maggioranza della popolazione, si basa su un rapporto dose dipendente fra durata dell’allattamento al seno (anche non esclusivo) da un lato e salute materna e infantile dall’altro. Esempi di questo rapporto dose-effetto, cioè di una maggior salute per chi allatta più a lungo sono la per la madre la riduzione del rischio di cancro al seno e per il bambino un contributo alla prevenzione dell’obesità.

Qual è la posizione del Tavolo tecnico?

E’ di deciso sostegno all’allattamento di lunga durata e si traduce nei messaggi di seguito riportati.

Messaggio per la società civile.
Si invita a riconoscere il valore di una scelta naturale, informata e serena della donna che allatta a lungo termine. E’ una scelta privata, ma che allo stesso tempo ha un preciso valore sociale.
Messaggio per professionisti della salute ed i caregiver degli Asili Nido.
Si raccomanda di tutelare la buona reputazione dell’allattamento al seno, superando i pregiudizi sull’allattamento di lunga durata, per sostenere piuttosto le famiglie in questa loro scelta di salute.

Messaggio per le donne che allattano al seno e per le famiglie.
Si desidera sottolineare in maniera chiara che l’allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell’autonomia del bambino e sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre. Eventuali documentati disagi psicologici o vere patologie psichiatriche del bambino e/o della madre non hanno con l’allattamento al seno un rapporto di causa-effetto, ma sono eventualmente e semplicemente da intendersi come contemporanei ad un allattamento al seno, che si prolunga.
Risulta al contrario ben provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso determinante dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici.