Allattamento al seno: pro e contro della lanolina

lanolinacapezzoloDurante l’allattamento al seno, la maggior parte delle mamme ricorre a un prodotto cosmetico per la protezione dei capezzoli.

La scelta di prodotti vegetali è attualmente molto ampia: tra i più comuni ci sono il burro di karité, l’olio di mandorle o l’olio evo o quello di germe di grano, ma è possibile trovare anche prodotti più rari come il burro di mango, il burro di mandorle o oliva (frazione di grassi solidi dell’olio di mandorle o di oliva), e oli più esotici e pregiati come argan e rosa mosqueta, o il particolarissimo olio vea.

Molte mamme però scelgono la lanolina, sia su consiglio di ostetriche o altre figure professionali, sia su consiglio di altre mamme che l’hanno provata.

Sulla carta è sicuramente un prodotto estremamente valido, non è altro che una sostanza cerosa secreta dalla pelle della pecora, che quindi protegge il vello lanoso formando uno strato impermeabile.


Va considerato, soprattutto, che la lanolina ha una struttura differente da quella di tutti gli emollienti vegetali (oli e burri), nominati in precenza. Questi sono composti in gran parte da trigliceridi, invece la lanolina è composta principalmente da esteri di acidi grassi a lunga catena, con piccole percentuali di alcoli; si configura così come una cera, nonostante sia più morbida e spalmabile delle altre cere, vegetali o animali, più conosciute, come ad esempio la famosissima cera d’api.

La struttura lipidica della lanolina, quindi, è più simile a quella degli emollienti di origine petrolifera, contenenti lipidi apolari come gli idrocarburi. Ma questo non è uno svantaggio, anzi, la rende semplicemente molto più efficace nel preservare l’effetto barriera, come succede con tutte le cere, sia di derivazione petrolifera, che animale o vegetale.

Quello che, invece, rende questo prodotto sconsigliabile è la sua altissima impurità. La maggior parte della lanolina in commercio, infatti, presenta elevate dosi di pesticidi e antibatterici, spesso oltre il livello di rischio. Questi non sono altro che residui dovuti all’uso massiccio di sostanze chimiche sul manto dell’animale durante l’allevamento.

Purtroppo, a meno di non disporre di un laboratorio analisi, è difficile verificare l’affidabilità e la sicurezza del prodotto. L’unica alternativa sarebbe ricevere un rapporto d’analisi dettagliato del lotto acquistato, direttamente dall’azienda produttrice o distributrice.

Il rischio è soprattutto collegato alla suzione del neonato, che quindi ingerisce tutti questi residui nocivi che si depositano sul capezzolo che non sempre possono essere facilmente rimossi da una normale detersione dell’area.

Risulta quindi cruciale, che qualsiasi sia il prodotto utilizzato durante l’allattamento, sia di grado alimentare o farmaceutico, ma nel caso della lanolina non è garantito che sia comunque priva di pesticidi.

Le stesse precauzioni andrebbero prese anche nel caso dell’utilizzo di prodotti contenenti lanolina, anche se di conseguenza, il rischio è ridotto.

Le aziende serie ed impegnate dal punto di vista della cosmesi ecobio è probabile che siano disponibili a fornire un certificato di analisi della lanolina utilizzata nei loro prodotti, e questo è un dato importante da tenere in considerazione quando si sceglie un prodotto cosmetico dedicato alla prima infanzia, soprattutto se, come in questo caso, è probabile che ci sia ingerimento del prodotto.